Inceneritore di Valmadrera: Legambiente in ansia per le dichiarazioni di Cattaneo

Interessante ed importante dichiarazione di Lega Ambiente su argomentazioni che noi del COORDINAMENTO LECCHSE RIFIUTI ZERO portiamo avanti dal 2015.

Quello che noi continuiamo a chiedere è lo spegnimento del forno inceneritore di Valmadrera entro il 2024, la realizzazione di una “fabbrica” per il recupero dei materiali, l’applicazione corretta e diligente della Tariffazione Puntuale e il divieto di importazione di rifiuti da fuori provincia.

Barbara

“Se il teleriscaldamento è funzionale al prolungamento della vita del forno allora si sta facendo una scelta di corto respiro, e quindi una scelta sbagliata”.

https://giornaledilecco.it/…/inceneritore-di-valmadrera-le…/

Le sorti dell’inceneritore di Valmadrera

Crediamo che una data realistica per lo spegnimento del forno sia il 2024, non appena gli oneri finanziari dei comuni soci collegati all’ultimo revamping saranno estinti” si legge in una nota del coordinamento provinciale di Legambiente. “Progettare la dismissione significa non solo chiudere il forno in sé, ma lavorare contestualmente al ripensamento del ciclo dei rifiuti, che punti in modo deciso prima di tutto alla riduzione, e in secondo luogo all’aumento delle percentuali e soprattutto della qualità della raccolta differenziata”.

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“Teleriscaldamento: miopia inaccettabile”

…..“Vanno poi fatte pressioni affinchè il Governo metta in campo politiche decise di riduzione dei rifiuti, l’eliminazione dal mercato delle plastiche “usa e getta” (come sta accadendo nella legislazione di decine di altri Paesi), e attivi supporti ai consorzi di filiera più efficienti, in grado di massimizzare il riuso e recupero dei materiali raccolti, minimizzando la frazione destinata a incenerimento e discariche. Per questo, pensare a un rete di teleriscaldamento centrata sull’incenerimento dei rifiuti è una miopia inaccettabile, che comporta di fatto alte probabilità di prolungare l’attività del forno perfino ben oltre l’attuale scadenza dell’autorizzazione AIA”.

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“Freno sugli investimenti virtuosi”

“Le strategie europee sulla economia circolare e sulla lotta al cambiamenti climatiche tracciano una chiarissima traiettoria per il settore dei rifiuti al cui centro ci sono la riduzione dei rifiuti, l’allungamento della vita dei prodotti, la raccolta separata finalizzata al riciclaggio dei materiali che li compongono. La Provincia di Lecco in verità è stata un territorio pioniere di queste strategie, già da quando agli inizi del 2000 era tra le provincie più virtuose nelle politiche di gestione dei rifiuti. Nonostante le dichiarazioni dell’assessore Cattaneo, i dati ci dicono che oggi la nostra provincia ha rallentato gli investimenti virtuosi nel ciclo dei rifiuti, adagiandosi su un livello di mediocrità” .

Appello agli “azionisti” di Silea

Quindi Legambiente fa un appello agli “azionisti” di Silea. “I comuni soci di Silea devono chiedere con forza un cambiamento di rotta, che deve iniziare già da oggi progettando la ristrutturazione delle filiere provinciali dei rifiuti e dei materiali, pianificando e progettando gli impianti che servono per la selezione, la logistica e il recupero, lavorando sulla qualità dei prodotti raccolti.

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Teleriscaldamento. Anghileri: “La scelta non è presa. Decide il Consiglio”

https://www.lecconotizie.com/…/teleriscaldamento-anghileri…/

 

LECCO – “Ricordiamo che la scelta definitiva sul teleriscaldamento il Consiglio Comunale di Lecco non l’ha ancora assunta, un ordine del giorno, scritto dal Sindaco e firmato da tutti i capigruppo, approvato all’unanimità il 30 novembre 2015 prevede espressamente un ritorno in Consiglio Comunale prima del sì definitivo”.

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“La discussione – per Anghileri – dava invece per scontata” la scelta positiva dei tre comuni rispetto al progetto. “Da parte nostra abbiamo ribadito che prima delle questioni tecniche c’è ancora da fare una scelta politica.Per quanto ci riguarda ribadiamo con forza il nostro ‘No’ a questo progetto, è un ‘No’ che viene da lontano, abbiamo iniziato nel novembre 2015 in Consiglio Comunale, abbiamo motivato e ribadito la nostra posizione in parecchi interventi in aula, lo abbiamo fatto pubblicamente con un assemblea il 4 marzo 2016 con Rossano Ercolini,(premio Nobel per l’ecologia è uno dei massimi esperti del settore) lo abbiamo ribadito il 14 giugno 2017 in un altra assemblea con Contarina (l’equivalente della nostra Silea della provincia di Treviso, al primo posto per la raccolta differenziata) assieme ad altri Consiglieri Comunali abbiamo chiesto all’Amministrazione Provinciale di indire un referendum”.

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Calcoli sbagliati della Tari, ecco come chiedere il rimborso

A Lecco la prima rata della Tari è da pagare entro il 31 luglio.

Molte associazioni di consumatori sostengono che la Tari sia stata gonfiata in diversi comuni, tra cui quelli di Milano, Napoli, Catanzaro, Siracusa, Rimini e Ancora. Per capire se si è pagato di più è necessario prendere i bollettini Tari inviati dal Comune di appartenenza negli ultimi 4 anni che riportano i calcoli della tariffa applicata sulla singola unità immobiliare e sulle pertinenze. Bisogna verificare se su queste è presente la quota variabile Tari. Nel caso fosse esplicitata si ha diritto a chiedere il rimborso. La parte relativa alla quota variabile si trova sull’avviso di pagamento nella pagina relativa al dettaglio delle somme.

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articolo completo su Giornaledilecco

https://giornaledilecco.it/attualita/calcoli-sbagliati-della-tari-ecco-come-chiedere-il-rimborso/

Inceneritori e rifiuti pericolosi. Le nuove norme sfidano i bilanci

Dal 5 luglio di quest’anno si applica il nuovo regolamento europeo che potrebbe costringere i gestori degli impianti a spendere molto di più per smaltire correttamente scorie e ceneri. Con conseguenze economiche tutte da valutare

Tratto da Altreconomia 206 — Luglio/Agosto 2018

Sul calendario degli inceneritori italiani c’è una data cerchiata in rosso: 5 luglio 2018. Da quel giorno, infatti, scatta in tutta l’Unione europea l’applicazione del nuovo regolamento comunitario che riguarda la classificazione della pericolosità dei rifiuti per l’ambiente (il 2017/997). E in quanto regolamento, le sue pagine vanno prese alla lettera da tutti gli Stati membri. Italia compresa. Per le scorie e le ceneri pesanti prodotte dagli impianti di incenerimento potrebbe essere una rivoluzione: applicando i criteri del regolamento, infatti, da rifiuto “non pericoloso” potrebbero risultare rifiuto “pericoloso”. Il condizionale è d’obbligo, perché nonostante sia stato dato oltre un anno di tempo alle imprese e alle autorità competenti “per adattarsi ai nuovi requisiti” -come si legge nel testo adottato dal Consiglio dell’Ue l’8 giugno 2017-, il nostro Paese rischia di trovarsi impreparato.

“Questo regolamento era molto atteso”, spiega il dottor Giovanni Cherubini, dell’ufficio Analisi chimiche dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) del Friuli-Venezia Giulia. “Fino ad oggi -continua Cherubini- i Paesi europei potevano adottare discipline autonome rispetto all’attribuzione della caratteristica di pericolo HP 14 ‘Ecotossico’”. L’Italia -che si riferiva alla cosiddetta normativa ADR (legge 125/2015)- era tra questi. Con le nuove regole europee, invece, i ben più restrittivi limiti di concentrazione delle sostanze pericolose vengono abbassati anche di dieci volte. E la definizione di “Ecotossico” contenuta nel regolamento (con criteri annessi) varrà per tutti: “Rifiuto che presenta o può presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali”.

Risultato? Molti rifiuti verranno riclassificati da non pericolosi a pericolosi, e potrebbe trattarsi ad esempio di ceneri pesanti o scorie, dove sono presenti ossidi di rame o di zinco e il cui limite di concentrazione passa da 25mila mg/kg a 2,5mila mg/kg. Non è questione di poco conto. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), i 41 inceneritori che nel nostro Paese hanno trattato rifiuti urbani (26 al Nord, 8 al Centro e 7 al Sud), hanno prodotto 1,4 milioni di tonnellate di rifiuti, il 23% del “totale incenerito” (dati 2016). La maggioranza schiacciante di questi, e cioè 1 milione di tonnellate, faceva riferimento proprio alla voce “ceneri pesanti e scorie”, classificate prima del 5 luglio 2018 come “non pericolose”. Quelle già “pericolose”, invece, sono al di sotto delle 153mila tonnellate.

L’applicazione del regolamento europeo, in teoria, imporrebbe quindi agli impianti una profonda trasformazione ambientale ma soprattutto economica. L’ha riconosciuto anche il direttore generale di una società pubblica che gestisce uno degli undici forni inceneritori di rifiuti urbani attivi in Lombardia. “L’applicazione del nuovo regolamento europeo -si legge in un verbale del consiglio di amministrazione di inizio 2018- potrebbe portare ad una nuova classificazione delle scorie come pericolose; la mancanza di impianti sul territorio nazionale per il recupero di scorie pericolose e la scarsezza di discariche autorizzate per i rifiuti pericolosi sul territorio nazionale ha destabilizzato il mercato alzandone in maniera significativa i prezzi”. Trattare un rifiuto “pericoloso” costa di più e le gare a prezzi antecedenti al 5 luglio -come accaduto per quel forno- vanno deserte.

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articolo completo su Altraeconomia.

Inceneritore a Modugno presentati i ricorsi

MODUGNO (BARI) – Sono stati notificati ieri i ricorsi contro l’autorizzazione concessa dalla Regione Puglia alla società Newo per la realizzazione nel territorio di Bari, e a ridosso di Modugno, di un impianto di trattamento e coincenerimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Il ricorso è stato presentato dai sindaci di sette comuni – Nicola Magrone per il Comune di Modugno insieme con Giuseppe Delzotto per il Comune di Binetto, Fiorenza Pascazio per Bitetto, Giuseppe Giulitto per Bitritto, Tommaso Depalma per Giovinazzo, Anna Zaccheo per Palo del Colle, Giuseppe Giannone per Sannicandro – e anche dall’Aro Ba2, l’Ambito di Raccolta Ottimale, di cui Modugno è il comune capofila e Nicola Magrone il presidente, «che come ente sovraordinato autonomo – informa una nota del Comune di Modugno – difende gli interessi del sistema di raccolta differenziata avviato nei comuni associati appena nel 2016 con l’impiego di ingenti risorse e mezzi».

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Il Portogallo è stato alimentato al 100% da rinnovabili per un mese intero

A marzo la produzione di energia da fonte rinnovabile ha superato la domanda interna del Paese. Il Portogallo segna un nuovo record.

Il Portogallo funziona a rinnovabili. Secondo i dati diffusi dalla Ren (Rete energetica nazionale), l’elettricità da fonte rinnovabile prodotta a marzo (4.812 GWh) ha superato quella consumata dall’intero Paese (4.647 GWh). Numeri che, tradotti, rappresentano il 103,6% del consumo elettrico nazionale. Si tratta di una media del periodo, precisa la Ren, che è passata da un minimo dell’86 per cento il 7 marzo ad una massimo del 143 per cento l’11 dello stesso mese.

Un record storico per il Paese lusitano, dopo il precedente segnato a febbraio 2014, quando il settore elettrico faceva registrare un picco del 99,2 per cento di copertura della domanda elettrica, e quello di maggio 2016 quando dalle 6:45 del mattino di sabato fino alle 17:45 del mercoledì successivo, tutta l’elettricità consumata nel territorio portoghese è stata prodotta da fonti rinnovabili.

Vento e idroelettrico per le rinnovabili in Portogallo

A dare il maggiore impulso è stato il settore idroelettrico, con un 55 per cento, mentre l’eolico ha contribuito con un 42 per cento. L’associazione per le energie rinnovabili portoghese (Apren) ha calcolato che la produzione di energia da fonti rinnovabili ha evitato l’emissione in atmosfera di 1,8 milioni di tonnellate di CO2 e ha permesso una riduzione del prezzo dell’energia da 43,94 euro/MWh agli attuali 39,75 euro/MWh.

Nel 2016, secondo i dati forniti da Apren, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Portogallo ha contribuito ad un saldo delle esportazioni di oltre 5 TWh tra Portogallo e Spagna (dato che rappresentava il 10 per cento del consumo nazionale). In quell’anno l’idroelettrico è stata la fonte rinnovabile che ha generato più energia, per un totale di 16,6 TWh, seguita dall’energia eolica (12,2 TWh), dalle biomasse (2,7 TWh) e dal fotovoltaico (0,8 Twh). Secondo António Sá da Costa, amministratore dell’associazione le rinnovabili “solo nel 2016 hanno portato un guadagno economico riducendo il prezzo di mercato di 900 milioni di euro ed evitato l’importazione di 890 milioni di euro di combustibili fossili”. Portando il Portogallo sempre più vicino alla transizione energetica e alla decarbonizzazione dell’economia.

Le ricerche affermano che 139 Paesi del mondo potrebbero andare al 100 per cento a energia rinnovabile già entro il 2050. Facciamolo, partendo da casa nostra.

 

05/04/2018

Ad Alessandria il primo impianto al mondo di riciclo del Tetrapak

Nella zona D3 della città: l’azienda ha un super brevetto, avrà cinquanta insediamenti in tutta Europa.

Si chiama Ecoallene è una nuova materia prima, viene dallo scarto del primo riciclo del tetrapak e sarà prodotta ad Alessandria per la prima volta al mondo. L’azienda che ha deciso di avere la sua prima sede alla zona D3 è la Ecoplasteam, Stefano Richaud è il Ceo (l’amministratore delegato) che racconta la storia di un’invenzione nel mondo del riciclo. «Siamo gli unici al mondo a riciclare la plastica e l’alluminio che è lo scarto del tetrapak dopo che dalle confezioni è stata rimossa la parte cartacea. È un’invenzione di circa sette anni fa messa da parte e non sfruttata. Noi ci abbiamo costruito un’impresa. Alessandria sarà il primo impianto di almeno altri 50 in tutta l’Europa».  

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Raccolta differenziata. L’Anci verso la trattativa per il nuovo Accordo quadro con Conai

http://www.ecodallecitta.it/edizione/mondo/

Eco dalle Città ha intervistato Ivan Stomeo, delegato Anci a Rifiuti ed Energia: “I Comuni si aspettano un Accordo che guardi non solo alla corretta, efficace, efficiente e trasparente gestione dei rifiuti di imballaggio ma che contenga anche elementi per stimolare la riduzione degli imballaggi e una loro differente progettazione affinché si aumenti la loro riciclabilità”

Come vi state preparando alla trattativa per il nuovo accordo quadro Anci – Conai?

ANCI ha già costituito un gruppo di lavoro, preliminare al confronto con la controparte, e con l’obiettivo di analizzare le principali criticità emerse nell’attuazione del vigente accordo. Gli obiettivi sono una semplificazione sia procedurale, che dei passaggi, oggi per alcune filiere farraginosa. In questo quadro un elemento fondamentale per i Comuni è la conoscenza di tutti i passaggi a cui sono sottoposti i rifiuti prodotti dai cittadini (dalla raccolta all’effettivo riciclo), dei costi sostenuti dal sistema, dai ricavi e delle quantità Non è una richiesta estemporanea ma per i Comuni un obbligo di legge, laddove la Direttiva Europea 94/62/CE sugli imballaggi (e rifiuti di imballaggio) impone, in applicazione del principio del “chi inquina paga”, la responsabilità solidale di tutti gli attori che a vario titolo contribuiscono alla gestione dei rifiuti di imballaggio. In questo quadro un ruolo importante è attribuito senza dubbio a chi immette al consumo gli imballaggi ma analogamente anche a chi contribuisce alla gestione di quegli stessi imballaggi una volta divenuti rifiuti, primi fra tutti i Comuni che quei rifiuti sono obbligati a raccoglierli in modo separato, al fine non solo di contribuire a raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata, ma anche e soprattutto quelli di effettivo riciclo.

I Comuni, in rappresentanza dei cittadini consumatori (che non solo o sostengono con il prezzo di acquisto parte del costo del fine vita degli imballaggi, ma con la TARI contribuiscono nuovamente alla gestione del fine vita dei rifiuti e dei rifiuti di imballaggio), hanno l’obbligo di partecipare anche alla pianificazione delle scelte e non solo subirle, anche laddove queste scelte sembrerebbero per legge essere affidate solo al CONAI.

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Quali sono i punti più importanti che ritenete rivedere rispetto all’attuale accordo?

Oltre a quelli che sinteticamente dicevo prima, i Comuni si aspettano un Accordo che guardi non solo alla corretta, efficace, efficiente e trasparente gestione dei rifiuti di imballaggio – questo è il minimo già imposto dalla legge – ma che contenga anche elementi per stimolare la riduzione degli imballaggi e una loro differente progettazione affinché si aumenti la loro riciclabilità. In questo quadro al prossimo governo chiederemo un messaggio forte sulla riduzione dei rifiuti e in particolare dell’usa e getta.

Sempre in tema di trasparenza vi è la questione della terzietà delle analisi merceologiche, che l’attuale Accordo non ha affatto risolto. In quest’anno ci siamo scontrati con COREPLA, che da sola muove la gran parte delle analisi merceologiche previste nell’Accordo Quadro sia in termini di quantità che di costo complessivo: purtroppo non siamo riusciti ad incidere significativamente sull’attuale sistema. Il vigente accordo prevede infatti che sia COREPLA ad affidare le analisi e nell’interlocuzione con ANCI il consorzio ha ritenuto di interpretare rigidamente il testo sottoscritto, piuttosto che risolvere effettivamente il problema della terzietà. Essendo per ANCI un tema centrale, peraltro non limitato alla plastica, pretenderemo che tutte le analisi merceologiche previste nel prossimo Accordo siano realizzate mediante un sistema effettivamente terzo e condiviso, sia per la scelta dei fornitori, che non possono non seguire regole di evidenza pubblica, che per le procedure operative. Oggi è davvero irrituale che lo stesso soggetto che paga il contributo – il Consorzio, controlli anche chi quel contributo permette di erogarlo, attraverso le analisi merceologiche.

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Tra i materiali provenienti da raccolta differenziata, quello che presenta maggiori criticità di gestione è la plastica. Nella cornice dell’accordo ci sono leve su cui agire per aiutare la filiera?

E’ indubbio che i Comuni devono migliorare la qualità della raccolta differenziata della plastica e devono farlo limitando il più possibile costosi e impattanti interventi impiantistici, ma oggi diventa sempre più difficile poter spiegare al cittadino che un buon 40% degli imballaggi raccolti in modo differenziato non essendo riciclabili vengono avviati a recupero energetico.

ANCI non ha dimenticato l’emergenza della scorsa estate: impianti stracolmi, rifiuti che girano l’Italia e non solo, incendi, aumento dei costi di gestione sia per Corepla che per i Comuni. Benché se ne parli meno il problema è tutt’altro che risolto.

Lo straordinario strumento che aveva il CONAI per la modulazione del CAC in base all’effettiva riciclabilità degli imballaggi è stato in gran parte vanificato dalla sua prima applicazione. Ma credo che quest’anno possa servire per trarre qualche conclusione e aggiustare il tiro.

Io spero che il CONAI e COREPLA abbiano voglia di affrontare insieme ai Comuni anche questi temi.

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Stando a quanto riportato da un recente articolo de ilfattoquotidiano.it, le multiutility chiedono a Corepla una “sovvenzione da 80 euro a tonnellata per gli imballaggi plastici buttati dai cittadini nell’indifferenziato e bruciati o comunque trattati per lo smaltimento”. Sareste disposti a trattare una richiesta di questo tipo?

Ognuno è libero di fare gli esercizi che vuole ma la contrattazione vera sarà tra il Conai e l’Anci, questo lo stabilisce la legge.

Le multiutility, alla pari dei tanti stakeholder, saranno auditi nel tavolo permanete al quale potranno portare il loro contributo, ma come Anci non siamo disposti a trattare una eventuale richiesta di questo tipo. Incenerire va nella direzione contraria di un’economia circolare.

Per incenerire meno però c’è bisogno che beni e imballaggi siano progettati per essere effettivamente riciclabili e intendo dire che lo siano perché c’è tecnologia per selezionarli e per riciclarli e adeguate quantità per rendere il processo industrialmente conveniente. Se non ci sono questi tre fattori si continuerà purtroppo a incenerire.

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